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Rumore bianco per bebè: a cosa fare attenzione?

Manuel Fernández

L'uso del rumore bianco per bebè è attualmente molto di moda. Ma funziona davvero? O è consigliato? Ebbene NO, mi dispiace, attualmente non esiste evidenza scientifica che ci faccia consigliare l'uso dei rumori bianchi per far dormire il tuo bebè. Inoltre, ci sono neurologi che ne sconsigliano l'uso. Ma come sempre, vogliamo spiegartelo e darti la soluzione migliore: per questo le nostre ostetriche di Happymami hanno scritto il seguente articolo per te: «rumori bianchi per bebè, meglio no». Con tutte le evidenze attuali sui rumori bianchi e le raccomandazioni delle linee guida cliniche sul sonno.

rumore bianco bebè

Che cos'è un rumore bianco?

Per iniziare a capire tutto, bisogna sapere che il rumore bianco è il rumore che si produce come risultato della combinazione di suoni delle diverse frequenze udibili dall'essere umano (che va da 20 a 20.000 hertz). È un rumore casuale che possiede la stessa densità spettrale di potenza su tutta la banda di frequenza.

Come funziona il rumore bianco per dormire?

Esistono varie spiegazioni sull'utilità del rumore bianco come tecnica per tranquillizzare i bebè e anche per farli dormire. Una di queste è che il rumore bianco può mascherare gli altri suoni e in questo modo il bebè smette di sentire se stesso se piange e, quindi, smette di farlo; un altro argomento è che si tratta di un rumore bianco che rende più difficile per il bebè svegliarsi quando sente altri suoni improvvisi; altre teorie propongono che questo suono ricordi loro la permanenza nell'utero e per questo si calmano.

Come usare il rumore bianco con il bebè?

Ci sono pochissime informazioni sull'efficacia dell'utilizzo del rumore bianco a bassa intensità per favorire il rilassamento e il sonno. Alcuni studi hanno concluso che il rumore bianco può essere utile a ridurre la resistenza al momento di andare a letto e i risvegli notturni; anche se i disturbi tendono a tornare quando si interrompe l'emissione di rumore.

Le prove attuali sull'utilizzo del rumore bianco non sono ancora sufficientemente rigorose da permettere di trarre conclusioni sull'applicazione estesa di qualsiasi forma di questo tipo di rumore per il trattamento dell'insonnia pediatrica, di qualsiasi eziologia e in qualsiasi fascia d'età. Non si conosce neppure l'effetto a lungo termine del rumore bianco e/o delle sue varianti, e i suoi potenziali effetti avversi non sono del tutto chiari.

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Non si consiglia di usare i rumori bianchi per far dormire il tuo bebè

Anche se alcuni studi sembrano dimostrare che il rumore bianco può essere utile a ridurre la resistenza al momento di andare a letto e i risvegli notturni, i disturbi tendono a tornare quando si interrompe l'emissione di rumori. Non ci sono prove sufficienti su efficacia e sicurezza per consigliare l'uso del rumore bianco per il trattamento dell'insonnia pediatrica.

Inoltre, ci sono neurologi che ne sconsigliano direttamente l'uso, perché usare i rumori bianchi per far dormire il tuo bebè in modo ricorrente può essere controproducente. Crea nel tuo bebè un'associazione tra il sonno e il suono. Può persino accadere che il tuo bebè non riesca a dormire se quel suono non è presente, condizionando così il suo sonno.

Si arriva persino ad avvertire che un uso ad alto volume potrebbe danneggiare l'udito. Il che sarebbe a sua volta controproducente per lo sviluppo del linguaggio del tuo bebè e per possibili alterazioni uditive.

La cosa migliore è capire le fasi del sonno che attraverserà il tuo bebè, e le raccomandazioni che gli esperti in materia propongono davvero.

Rumore bianco bebè

Le fasi del sonno

La Guida di Pratica Clinica sui Disturbi del Sonno nell'Infanzia e nell'Adolescenza in Assistenza Primaria del Ministero della Salute spagnolo ci indica che nel corso della vita il comportamento del sonno varia in base ai cicli biologici intrinseci e all'ambiente, con cambiamenti legati allo sviluppo del SNC o a condizionamenti educativi, lavorativi, sociali…, che sono diversi a seconda della fase della vita, per esempio.

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Nell'utero e nei primi giorni di vita

Nell'utero, il tuo bebè a 30-32 settimane di gravidanza presenta già cicli ultradiani (di durata inferiore a 24 ore) di veglia-sonno. E nei primi giorni di vita il tuo bebè resta addormentato più di 16 ore al giorno, distribuite in vari episodi.

Questo accade perché nei neonati e nei lattanti di età inferiore a 3 mesi, il sonno attivo, precursore del sonno REM, è quello che presenta la proporzione maggiore, arrivando fino al 60% del tempo totale di sonno nei primi giorni di vita. È un sonno caratterizzato da respirazione e battito cardiaco irregolari, movimenti oculari rapidi, atonia muscolare assiale e brevi contrazioni muscolari accompagnate da smorfie facciali come sorrisi e suzioni.

2 o 3 mesi di età

Già a 2-3 mesi di età compaiono i fusi del sonno o spindles (caratteristici della fase N2) ed è già possibile differenziare tutte le fasi del sonno. A partire da questa età, cominciano a diminuire le ore di sonno, iniziando cambiamenti legati alla maturazione cerebrale, fondamentalmente la riduzione della quantità di sonno REM.

12 mesi di età

A 12 mesi, la media di sonno è di circa 12-13 ore al giorno e il 30% di questo tempo è sonno REM. La figura seguente mostra i percentili per il tempo totale di ore di sonno dai primi mesi di vita all'adolescenza, nella popolazione pediatrica di Zurigo.

rumore bianco bebè percentili

Dai 2 anni in poi

A 2 anni si stabilisce una media di 13 ore di sonno al giorno, che si riduce fino a 10-12 ore a 3-5 anni di età, per arrivare ai 5 anni in cui il bambino dorme circa 11 ore al giorno. Tra i 6-10 anni, il SNC è in gran parte maturato e la media delle ore di sonno è di 10 ore al giorno.

Le funzioni del sonno

Essendo fisiologicamente diversi il sonno REM e il sonno NREM, anche le loro funzioni sono diverse. Il sonno NREM ha una funzione ristoratrice, favorisce i processi energetici e la sintesi proteica, aumenta il rilascio dell'ormone della crescita umano, riduce la risposta allo stress (sintesi del cortisolo) e favorisce la rigenerazione cellulare. Il sonno REM ha un ruolo rilevante nei processi di attenzione e memoria e nel consolidamento dell'apprendimento.

La privazione del sonno

Gli studi sulla privazione del sonno, totale o parziale, permettono di conoscere meglio le funzioni del sonno e la sua fisiopatologia. Nell'adulto, la mancanza di sonno provoca sonnolenza, deficit cognitivo e sintomi psichiatrici come disturbi dell'umore e irritabilità. La privazione totale del sonno favorisce la fatica e la riduzione delle funzioni percettiva, cognitiva e psicomotoria. Se questa mancanza di sonno si prolunga, possono comparire disorientamento e allucinazioni.

Per questo, nei bambini, la mancanza di sonno è inoltre correlata a manifestazioni comportamentali che si esprimono come un'iperattività paradossale, deficit di attenzione, problemi di apprendimento e di sviluppo mentale.

A seconda dei diversi tipi di sonno la privazione dello stesso comporta conseguenze diverse. Il sonno NREM è stato messo in relazione con la maggiore profondità del sonno e con la secrezione dell'ormone della crescita. La diminuzione cronica di questo tipo di sonno provoca ritardo della crescita e minore rigenerazione dei tessuti.

La mancanza di sonno REM provoca, oltre ai sintomi cognitivi e comportamentali descritti in precedenza, difficoltà in una corretta interazione sociale e minore capacità di giudizio e di presa di decisioni, che nei bambini si manifesta come impulsività.

Quando esistono problemi con il sonno e questi superano una certa intensità o la capacità adattativa della persona, è allora che diventano patologici, provocando un disagio significativo con sintomi che riguardano sia la sfera fisica sia quella psicologica e comportamentale.

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Misure preventive

Il sonno, come comportamento umano, può essere modificato per imparare a dormire bene. In questo modo, con un'adeguata educazione da parte dei genitori e di chi si prende cura del bebè fin dalla nascita del bebè, la maggior parte dei disturbi del sonno potrebbe essere prevenuta.

Nei bambini, la chiave è stabilire delle routine, per fornire al piccolo i cosiddetti «oggetti di transizione», che facilitano l'associazione dell'ambiente al sonno e favoriscono la sua capacità di addormentarsi e mantenere il sonno in modo autonomo.

Gli aspetti essenziali su cui deve basarsi l'opera di prevenzione sono i seguenti

  • Nonostante la transizione veglia-sonno sia soprattutto una funzione biologica, è anche modulata dai fattori psicosociali e dal tipo di educazione o cure che ricevono i bambini, specialmente a partire dai 3-4 mesi di vita.
  • Le relazioni madre-figlio durante il giorno sono importanti per sviluppare le situazioni o le abitudini legate al sonno.
  • Poiché il sonno nel nostro ambito socioculturale implica tradizionalmente la separazione di chi si prende cura del bambino, vanno valutate le separazioni progressive durante il giorno in base alle convinzioni familiari sulle cure da fornire ai bambini, allo stile di educazione e al tipo di attaccamento.
  • Che i diversi modelli di mettere a letto i bambini (da soli, in stanza con i fratelli o con i genitori, a letto con i genitori…) siano vantaggiosi o dannosi a una certa età non dipende unicamente dalla posizione e dal modo in cui il sonno si sviluppa, ma fondamentalmente dal significato sociale e psicologico che il modello scelto dai genitori (non imposto dal comportamento del bambino) ha per le relazioni intrafamiliari.
  • Per educare in qualsiasi ambito, in generale, non esistono sistemi buoni o cattivi, ma diversi. Il sistema migliore è quello che si adatta più armoniosamente a ogni nucleo familiare e segue i criteri culturali dominanti

Consigli da includere per le misure preventive dei problemi del sonno

Meno di due mesi

  • Il neonato dorme molto, ma non può farlo di seguito. Ogni 3-4 ore si sveglia. Ha bisogno di mangiare, di essere cambiato e che gli si parli.
  • Dopo mangiare inizia quello che chiamiamo «sonno attivo»: muove i bulbi oculari, fa smorfie, respira irregolarmente, emette qualche mugolio e fa piccoli movimenti con gli arti. Anche se sembra che il bambino sia irrequieto, questo tipo di sonno è del tutto normale e non va interrotto per nessun motivo.
  • Se i genitori o le persone che si occupano del bebè non conoscono questa situazione, è molto probabile che lo tocchino, lo prendano in braccio o lo cullino, rompendo così il suo sonno normale e ostacolando la sua maturazione. Dopo circa 30-40 minuti in questa situazione, il bebè entra nel sonno più profondo, che chiamiamo «sonno tranquillo». È completamente rilassato e respira dolcemente e profondamente.

Tra 2-5 mesi

  • Un sonno di qualità durante il giorno migliorerà il sonno notturno.
  • Prima di ogni periodo di sonno conviene tranquillizzare il bebè.
  • I movimenti per qualche minuto, il contatto faccia a faccia e le parole dolci devono servire a tranquillizzarlo (o a ridurre il suo livello di attivazione), ma non a farlo dormire.

Tra 5-12 mesi

  • Durante i primi 8 mesi può essere abituale e normale che il bebè si svegli di notte.
  • Dai 5 mesi di età il bebè capta tutte le sensazioni che gli trasmettono gli adulti. Se i genitori sono tranquilli e gli parlano dolcemente, il bebè capta questa sensazione e risponde allo stesso modo. Al contrario, se hanno dubbi, sono irrequieti o cambiano continuamente routine, il bebè diventerà insicuro e mostrerà irrequietezza.

Dai 12 mesi in poi

  • Il bambino può iniziare a capire che gli si sta insegnando a dormire in modo autonomo.
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Valutazione del sonno da parte del professionista sanitario

Se hai dubbi sul fatto che il tuo bebè/bambino abbia qualche problema del sonno, il tuo medico di assistenza primaria può valutarlo. Per il colloquio con i genitori/familiari/pazienti in caso di sospetto di disturbi del sonno, esiste una serie di domande che possono essere utilizzate come traccia per aiutare i professionisti sanitari a individuare disturbi del sonno e a fare la diagnosi differenziale di altri problemi di sonno o altri disturbi

Domande chiave che possono far sospettare disturbi del sonno

DURANTE IL GIORNO, ha…:

  • scarsi risultati scolastici?
  • iperattività?
  • disturbi del comportamento, aggressività?
  • incidenti frequenti?
  • dolori della crescita?
  • cefalee mattutine?
  • ritardo pondero-staturale?
  • sonnolenza diurna eccessiva (in > 5 anni)?
  • il comportamento migliora se dorme di più?

DURANTE LA NOTTE, ha…:

  • risvegli frequenti (3-5 richieste/notte, più di 3 notti/settimana (in > 1 anno)?
  • impiega più di mezz'ora ad addormentarsi? Piange?
  • russamento notturno?
  • pause respiratorie?
  • respirazione orale?
  • difficoltà a svegliarsi al mattino?
  • eccessiva irritabilità al risveglio?

Conclusione: rumori bianchi per bebè, meglio no

Come mamme e ostetriche ti capiamo perfettamente: quel momento in cui il bebè non ti lascia dormire da diversi giorni e provi a usare i rumori bianchi e si addormenta. Ma alla fine dobbiamo ascoltare la scienza e le sue raccomandazioni. Prima di arrivare al punto che il tuo bebè non dorma, e di dover ricorrere ai rumori bianchi, prova a seguire le raccomandazioni delle linee guida cliniche per favorire il sonno corretto del tuo bebè. Stai facendo un ottimo lavoro e alla fine queste notti di insonnia diventeranno solo un aneddoto.

Rumore bianco per bebè, a cosa fare attenzione?
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